Voci da Waverly, Nebraska
21 / 6 / 2012 |
“Nessuno può rinunciare al cibo! Quindi, poiche’ produciamo cibo per tutto il mondo, il nostro futuro è al sicuro!” Nessuna preoccupazione economica, una vita tranquilla che ruota intorno alla chiesa e alla scuola e ovviamente ai campi di mais, niente criminalità, niente traffico o inquinamento. Ritmi lenti per i cittadini di Waverly, piccola comunità rurale a 15 chilometri circa da Lincoln in Nebraska. 2448 abitanti, si conoscono praticamente tutti. L’arrivo di un gruppo di giornalisti europei è un evento da prima pagina sul giornale locale. Veniamo ricevuti in una grande sala nel sotterraneo della banca di Waverly, dolcetti americani e bevande coloratissime, cioccolatini a stelle e strisce. Ciascuno di loro ha preparato qualcosa per noi. Il resto del mondo è lontano anni luce da qui, le uniche notizie estere che interessano la comunità locale sono quelle che arrivano dall’Iraq e dall’Afghanistan dove figli, mariti, fratelli sono impegnati con l’esercito americano. Per la gran parte di loro la missione militare è la prima occasione di viaggio fuori dal Nebraska. Per il resto, i loro confini si estendono al massimo fino a Lincoln o Omaha. Perfino Washington DC sembra non appartenere loro: “E’ come vivere in un motel, dice un cittadino, e sentire i rumori della festa nella stanza accanto”.
La stanza accanto è il governo federale che fa tanto rumore ma nulla per loro. In fondo però hanno tutto quel che serve per vivere sereni. Perfino le prossime elezioni presidenziali vengono vissute con poco entusiasmo, sono necessarie ma un po’ fastidiose. La campagna elettorale costa, dicono, vince chi ha più soldi. Il loro candidato ideale costerebbe troppo e loro non possono permetterselo. Quindi uno vale l’altro. Prevalentemente Repubblicani, qualcuno ammette però di avere votato per Obama nel 2008 e di volere votare ancora per lui il prossimo novembre.
Obama, Romney, la posta in gioco è così alta che alla fine, dicono, il presidente non può fare molto, è sul Congresso che ricadono le responsabilità maggiori. Per questo tengono sotto controllo i loro rappresentanti e quando qualcosa non va volano a Washington DC per essere ricevuti. Sono molto curiosi di sapere cosa succede in Europa, l’economia innanzi tutto, ma anche la politica. Non capiscono perché insistiamo tanto con lo stato sociale che costa troppo. Certo, dicono, che poi i paesi europei sono in crisi! Molti di loro si sono ritirati qui a Waverly dove la vita è più facile rispetto alle grandi città. Succede anche in Grecia e in Spagna dove in tempi di crisi lentamente dalle città si ritorna in campagna. La solidarietà è più forte qui come nei piccoli centri europei, un amico che alleva mucche è una risorsa preziosa almeno per il barbecue della domenica.
All’aeroporto di Lincoln, prima di partire per l’Oregon, ci raggiunge l’altro gruppo di colleghi europei che era stato in visita a DeMoine, Iowa. Chiedono al loro tassista per chi voterà alle prossime presidenziali. La risposta: “Per nessuno! Loro hanno mai votato per me?” Trascorre così la vita nelle cittadine più remote degli Stati Uniti, piccole ma preziose per capire il paese e le sue scelte elettorali.